
L’agroecologia osserva il funzionamento degli ecosistemi per applicarne i principi all’agricoltura. Il Collettivo Rizosfera promuove pratiche rigenerative che aumentano biodiversità funzionale e servizi ecosistemici; in questa puntata Fabio Dartora approfondisce il ruolo delle siepi e della fauna in azienda.
Di cosa parla l’episodio
L’episodio parte da una domanda semplice ma importante:
Perché un tecnico faunistico parla di agricoltura? La risposta è chiara:
Oggi l’agricoltura è una delle principali cause di perdita di biodiversità, ma è anche uno degli spazi in cui si può agire con maggiore efficacia per invertire la tendenza.
Fabio mostra che il problema non è la presenza di una specie, ma l’equilibrio degli habitat. Quando l’ambiente viene semplificato, cresce il rischio che alcune specie diventino numericamente dominanti e causino danni, mentre molte altre scompaiono.
In questo senso, la biodiversità non è una decorazione del territorio: è una componente fondamentale dell’agroecosistema. Siepi, stagni, boschi e frammenti forestali diventano strumenti concreti per costruire un ambiente più ricco, più stabile e più capace di sostenere vita selvatica e produzione agricola insieme.

Gli argomenti più interessanti
Il 4% della PAC non va abbandonato, ma coltivato a biodiversità
Uno dei passaggi più importanti della puntata è quello dedicato al famoso 4% improduttivo richiesto dalla PAC. Fabio sottolinea che questa superficie non deve essere lasciata trascurata o abbandonata. Al contrario, va gestita per favorire habitat e servizi ecosistemici. In pratica, il terreno non è “perso”: diventa uno spazio che produce benefici per l’azienda, per il paesaggio e per la collettività.

Non esistono specie “dannose” in assoluto
Un altro messaggio chiave è quello secondo cui non esistono specie dannose in senso assoluto. Esistono invece specie che possono diventare problematiche quando l’habitat viene semplificato e le condizioni cambiano. Fabio usa l’esempio della lepre, che può diventare un problema se il contesto agricolo favorisce la sua esplosione demografica. Il punto è che la soluzione non è eliminare la specie, ma ricostruire un equilibrio più ricco e diversificato.
Il progetto San Michele e la funzione delle siepi campestri
La puntata entra poi nel cuore del progetto San Michele, un esempio concreto di trasformazione di un agroecosistema. Fabio racconta di 143 ettari di seminativo convenzionale trasformati con 18 specie autoctone per formare siepi, confrontati con un’azienda gemella non trattata. I risultati mostrano come la presenza di siepi, arbusti e vegetazione diversificata possa aumentare la presenza di fauna selvatica e favorire la stabilità dell’ecosistema.
Dati e benefici economici: il ruolo dei pipistrelli
La puntata chiude con un esempio sorprendente e molto concreto: il ruolo dei pipistrelli nella riduzione della carpocapsa del melo. Fabio racconta di un beneficio economico misurabile, con un valore stimato di oltre 500 euro per ettaro grazie alla predazione degli insetti. È un esempio molto forte per dimostrare che la biodiversità può avere un impatto reale anche sul rendimento agricolo.